Io ad un passaggio ferroviario

E’ bello quando sotto canestro ti vengono giocate così, con un tizio che conosci da due giorni.
E’ meno bello quando l’auto ti stramazza al suolo proprio al passaggio a livello.

E’ bello quando scopri che un tizio che è passato nel tuo stesso giornale e ora se la tira dicendo di scrivere per la concorrenza - senza sapere di farne parte, della concorrenza - è giudicato dal tuo capo un “semi-analfabeta”.
E’ meno bello quando l’auto ti stramazza al suolo proprio al passaggio a livello intorno a mezzanotte.All 6

E’ bello essere presenti ad uno spettacolo di circo tzigano: violini, buffoni, acrobati.
E’ meno bello quando l’auto ti stramazza al suolo proprio al passaggio a livello intorno a mezzanotte e decine di ragazzini su macchinette di latta che esplodono musica truzza da tutti i pori ti domandano se c’è qualche problema.

No, non ho nessun problema. Lo faccio sempre, il giovedì notte: parcheggio su di un passaggio a livello e blocco il traffico per vedere che effetto fa. Giovedì prossimo sarà al passaggio ferroviario di Gratosoglio, quello successivo a Giardini Naxos. (Biglietti in prevendita sul circuito Ticketone)

Sì, mi brucio un post per una bagatella del genere, ma che ci volete fare, non posso bere sino allo svenimento e ascoltare musica sino alla nausea questa notte, se conoscete un modo più costruttivo per sfogarsi, prego: let me know. (Creative Commons License photo credit: Bashed )

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Boris Godunov - La Fura dels Baus

Un oratore si staglia sul fondale bianco e nero, un terrorista impugna un fucile mitragliatore e intima il silenzio: sono i primi attimi del “Boris Godunov”, lo spettacolo che i catalani de La Fura dels Baus, nomi di punta dell’edizione 2008 dell’Arlecchino d’Oro, hanno portato in scena domenica e ieri all’Ariston; un attacco terroristico ad un teatro è il pretesto per scuotere il numeroso pubblico dal torpore che ricopre l’uomo moderno e motivarlo ad una sincera riflessione.

Boris GodunovLa Fura dels Baus è salita sul palco dell’Ariston rievocando i tre giorni dell’attacco terroristico al teatro Dubrovka di Mosca ma senza alcun proposito di fedeltà: la Mosca del 2002 è solo uno spunto, come spunto è lo spettacolo interrotto dai sequestratori, il “Boris Godunov”, per mostrare quanto realtà e finzione siano tutto sommato vicine, separate soltanto dai gradini che portano al palco e dai riflettori puntati ora verso il fondale, ora verso la platea; abituati a spazi ben diversi, gli attori hanno saputo ben adattare al teatro mantovano l’opera scritta dal gruppo di teatro urbano.
Se sono molti i punti di contatto con la tragedia reale, è solo uno lo scopo finale: conferire nuovamente al palcoscenico la funzione catartica di cui ormai si sta perdendo memoria, scrollare l’apatia di dosso dal pubblico per quei terroristi pronti ad entrare dal fondo della sala.
La consapevolezza che qualcosa debba accadere prende corpo sin dalle prime battute dello spettacolo, quando la scena si apre su di una rappresentazione già iniziata: gli applausi che interrompono più volte l’orazione del protagonista Godunov sembrano precludere ogni volta l’inevitabile, che fa finalmente la sua comparsa con una dozzina di terroristi armati di fucili e con il viso coperto.
La Fura, come ci ha abituati, gioca con i linguaggi e i personaggi. Gioca con il teatro che diventa morbosamente televisione, radio e circuito di videosorveglianza, gioca con il pubblico, che rimbalza continuamente tra i ruoli di protagonista e di spettatore: una Cecenia in cui si parla spagnolo è una potente allegoria per una realtà senza precise coordinate, tanto indefinita da poter essere quella in via Principe Amedeo.

da La Voce di Mantova, martedì 24 giugno 2008

Non stiamo qui a indagare sul perchè io la pubblichi, voi leggetela e fatene tesoro.

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Appunti: Boris Godunov - La Fura dels Baus

La Fura del Baus gioca con i linguaggi e gli spettatori, divertendosi a modellare la realtà secondo i modi e i tempi scenici. Gioca con i media, piegandoli al suo volere: durante lo spettacolo vengono utilizzati a più riprese radio, televisioni, cinema e telecamere di videosorveglianza, tanto per rendere verosimile la rappresentazione Un'immagine dallo spettacoloquanto per riprodurre l’interesse morboso della società per l’immagine riprodotta. Gioca con il pubblico, che rimane indeciso se divenire ostaggio dei terroristi o spettatore di una rappresentazione particolarmente reale: solo quando i terroristi sceglieranno un ostaggio da sacrificare, soltanto allora, le parti saranno chiare. Niente spettatori, solo co-protagonisti. Gioca con la realtà: è il dramma della violenza ad entrare nel mondo del teatro, o è il perverso palco dell’Ariston ad inglobare, quasi a divorarlo in un sol boccone, l’animo dell’uomo quotidiano? La compagnia catalana non a caso si limita a proporre lo straordinario lavoro, senza tradurlo, in lingua spagnola: la rievocazione di un attacco terroristico nella fredda Russia diventa meno riconoscibile se parlata in spagnolo e schiacciata dal caldo di una serata mantovana; le scene in esterna, girate nei giorni precedenti alla rappresentazione, concludono il lavoro: i terroristi sono fuori dal teatro, e dentro,  i bossoli che lasciano cadere sono veri, si alzano dalla platea e minacciano con armi da fuoco il proprio vicino di poltrona mentre vivono il loro intimo dramma come fanno gli ostaggi a cui, come gli stessi reclusi, non si possono opporre. Sono spettatori che si calano il passamontagna in testa prima di recitare il loro atto finale, sono spettatori presi dalle file e mandati in pasto alla polizia all’esterno che su di loro aprirà certamente il fuoco per quel berretto calato contro la loro volontà a coprire il viso.

Quando tutti i terroristi corrono all’esterno per rispondere all’attacco della polizia, solamente in quel momento gli ostaggi cominciano timidi a guardarsi intorno, veramente disorientati: la scena sta continuando fuori dal teatro, nelle strade, nella vita reale; il biglietto staccato un’ora prima, ora che sul palco non rimane più nessuno, non è altro che carta straccia.

Appunti per la recensione di Boris Godunov, di La Fura dels Baus

Come vi avevo promesso ecco il testo raffazzonato dagli appunti rimasti dopo la stesura ufficiale della recensione sul teatro urbano presentato quest’anno dai catalani della Fura dels Baus all’Arlecchino d’Oro 2008. Sottolineo la didascalia “appunti”: non cercatevi nè una critica esaustiva allo spettacolo, nè un resoconto dello stesso.

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Tragedia a Mantova - Alfonso Santagata

“Benvenuti all’Ade” è l’enigmatica insegna luminosa che accoglie i visitatori di “Tragedia a Mantova”, lo spettacolo ideato e diretto da Alfonso Santagata in scena nelle fresche Cantine di Alfonso Santagata nei panni di EdipoVincenzo a Palazzo Ducale. Un viaggio nei miti della famiglia dei Labdacidi ambientato in contesti non teatrali: la cornice delle umide cantine del palazzo dei duchi si sposa con efficacia alla tragedia di Tiresia e di Edipo, traghettando i visitatori, che ieri hanno partecipato all’opera in discreto numero, isolati nel buio dei locali e solidali con i tormenti che animano gli attori in una onirica visione infernale. Aiutato dagli attori della Katzenmacher e dagli allievi del workshop da lui diretto, lo stesso Santagata ha vestito ieri i panni dell’Edipo, ignaro responsabile dei più tremendi crimini contro la famiglia della Grecia antica. “Tragedia a Mantova” è solo la tappa virgiliana di uno spettacolo itinerante: il regista ama adattare la sua opera ai contesti più disparati, preferendo solitamente edifici abbandonati e cadenti; in Piazza Sordello tenta l’incontro – riuscito – con gli ambienti rinascimentali delle cantine gonzaga.

da La Voce di Mantova, martedì 24 giugno 2008

Giusto per gradire. In realtà è solo una mossa pubblicitaria: dopo aver letto le sparute righe qua sopra non potrete resistere dal cliccare qua, verso la pagina dove troverete altre foto dell’Arlecchino d’Oro 2008. Come “cos’è?”, è il Festival europeo di teatro urbano e di scena, barbari che non siete altro.

Domani, con un po’ di fortuna, quelle 7000 battute scremate sulla Fura dels Baus che vi ho promesso l’altro giorno.

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Pillola - La Fura dels Baus, Boris Godunov

Al diavolo quella dannatissima voglia di Pulitzer di cui talvolta sono preda.

C’è che dai, non si può andare ad uno spettacolo teatrale e battere qualcosa come 7.000 volte i tasti non appena tornati a casa. A tutto c’è un limite, anche ai miei sproloqui.

La Fura dels Baus, prossimamente, la recensione parzialmente scremata.

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Trl on tour, tappa a Mantova

L’esplosione di visite che ha provocato un post provocatoriamente (vi ho già parlato di quanto adoro le allitterazioni? Sì?) intitolato “Intervista ai Sonohra” mi instilla il desiderio di continuare a parlare dei due fratelli veronesi e di continuare a provare quella leggera eccitazione da ormoni artificiali che sto provando proprio ora.

Ma non sarà così! Qua non si fa giornalismo frou-frou, qua non si scrive di cose buone sono per fare visite, ma di verità.

Ultima giornata di Trl a Mantova: dolce verità. La puntata di ieri pomeriggio ha concluso col botto la settimana Mtv in piazza Erbe; ospiti sono stati un sottovalutato Jason Mraz e un sovrastimato Marracash.

Jason Mraz. Jason MrazIl cantautore americano ha eseguito ieri due tracce estratte dall’album “We Sing, We Dance, We Steal Things” , bellamente ignorate dal pubblico accorso in massa per l’ospite successivo. Toccanti i momenti in cui l’artista intona alcune canzoni di Bob Marley durante la pausa pubblicitaria: un Carlo Pastore in grande spolvero tenta la via dello splendore indicando al cantante un membro della troupe e dicendo “He smokes joint!“, suscitando un moto d’ira mal contenuta di Mraz che evidentemente non gradisce i luoghi comuni; il singer smette di colpo di suonare e volta le spalle al pubblico per mormorare parole irriproducibili tra sè e sè.

Marracash. Il Rizzo che s’è fatto le ossa con la Dogo Gang di Milano è Marracash sul palco di TRL on tourapprodato ieri sul palco di “Trl on Tour” per presentare il suo omonimo album d’esordio solista. Accompagnato da cinque loschi figuri col viso celato da maschere funeree e due circensi intenti ad infiammare gli animi - si veda la testimonianza fotografica - il rapper ha scaldato il popolo hip-hop accorso sulle note di “Badabum badabum cha cha”, orribile successo discografico candidato a hit dell’estate che non verrà 2008. Guidato dai vj Fabio si è esibito anche nella parafrasi di alcune frasi da ghetto milanese, spettacolo piuttosto penoso che ricorda quei vecchietti a cui si assiste ogni tanto che fanno di tutto per essere alla moda e trendy. Senza sapere che trendy non lo dice più neppure mia nonna.

Elena Santarelli. TElena Santarelli e Marracashralasciando il servizio fotografico spalmato su più giorni che le ho fatto, resta la grande delusione data dalla sua dichiarazione di oggi. “Non mi spoglierò a Bari; quando ho firmato il contratto per Mtv ho promesso che non mi sarei più spogliata“: la calendiva smentisce così quello detto da lei stesso giovedì, cioè che una vittoria dell’Italia contro la Romania l’avrebbe spinta a esibirsi in uno streap-tease sul palco barese di Mtv. Ritengo scontato riferirvi del disappunto del pubblico maschile che si è materializzato istantaneamente quando la Santarelli ha dichiarato: “E poi non ho precisato in che maniera mi sarei spogliata, ecco - togliendosi le scarpe, ndr - anche ora mi sono spogliata!”

Piacevole intermezzo la comparsa di un’amicizia padovana tra gli adolescenti sotto il palco: tanto inaspettata quanto gradita, mi ha ricordato per un attimo quanto sia stato piacevole trascorrere gli ultimi anni nella città euganea.

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Intervista ai Sonohra

Passeggiando quest’oggi per le vie del centro in attesa delle 15 e della diretta di Trl mi sono reso conto, per l’ennesima volta, che quello che sto facendo è un lavoro che mi fa stare bene. Che mi realizza, che mi stimola, che mi fa sentire importante.. metteteci quello che volete, leggete quello che ho scritto come più vi pare, basta che non ne travisiate il contenuto. Sto bene.

Passeggiare per le vie del centro senza troppa fretta, sapendo di andare al lavoro ma consapevole del fatto che molte altre persone sarebbero state nello stesso luogo per divertirsi - avrei dovuto fare il barista? O il ginecologo? Infelice battuta. -, ondeggiare la destra con il taccuino e la sinistra con quell’adorabile teleobiettivo montato sulla reflex - che fa tanto riferimento inconscio ad attributi sessuali, lo sappiamo tutti -, la musica nelle orecchie abbastanza alta da non sentire il cuore battere, gli sguardi delle ragazzine protese sulle transenne che stavo agilmente passando - sì, sono uno stramaledetto esibizionista: voi fate le veline, voi giocate a calcio, io che sono una pippa col pallone e con la minigonna sto decisamente male agisco di conseguenza - mi ha fatto sentire bene.

Sì. Transenne. Ragazzine. La conclusione non può che essere Sonohra. (No, piano con i commenti: i dARI ci sono già stati l’altro giorno, e i Tokio Hotel con un po’ di fortuna non se li fila più nessuno.)

Gentilissimi, i due fratelli veronesi si sono lasciati avvicinare a - 7, -6, -5, -4 minuti dalla diretta su Mtv perI Sonohra qualche domanda. O meglio, Luca si è lasciato avvicinare: Diego (quello più fico, esecutore delle canzoni, c’hai presénte?) evidentemente scocciato dalle mie domande se ne è andato per i fatti suoi a coccolare - credo: quello che lo riguarda lo deduco dai rumori che provenivano dalle mie spalle- un cane pulcioso che si trovava a passare di là, lasciando il fratello minore maggiore (quello che assomiglia a Nappi, tx to Ken ) a rispondere con molta pertinenza alle mie domande. Il tutto sotto lo sguardo vigile di un manager che, severo, faceva il conto alla rovescia dei secondi che mi rimanevano. Gentile pure lui. Che terzetto adorabile.
Domande. Forse vi piacerebbe trovarle, entro la fine del post. E magari vorreste anche le risposte: trovate tutto sul giornale di domani.

Al riguardo, aggiornata la pagina delle pothos; domani Marracash e Jason Mratz.

La cosa veramente geniale di youtube non è il player leggerissimo, la pubblicità non invasiva o l’enorme libreria multimediale. No. La genialità sta tutta nell’url di ogni singolo video, che non contiene altro se non una serie alfanumerica dalla quale è impossibile dedurre il contenuto del video stesso. Niente autore, titolo, genere, data, niente di niente.

Così posso inviare tutte le volte il video dei dARI al mio amico Al, che fino a quando non avrà imparato a memoria questa serie di lettere e numeri

YaMQDvVtV8I

si gusterà il video degli emotroniki sino alla nausea, cliccando con sospetto sui link che gli incollerò in msn.

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Sulle Intercettazioni

Leggendo il testo dell’ultimo intervento del collega (?!) Marco Travaglio dal blog dell’amico (??) Beppe Grillo non si può che concordare con il giornalista alle prese con la prima legge (in potenza) ad personam del governo Berlusconi.

Un proposito, riassumiamo, attraverso il quale il Premier vorrebbe limitare la pratica delle intercettazioni ai solo delitti di stampo mafioso; sarebbero dunque esclusi i reati contro il patrimonio, le truffe, i falsi in bilancio, ma anche le corruzioni, le tangenti, per spingersi fino ai telegenici sequestri di persona e alle pittoresche telefonate minatorie.

Una legge ad personam. Non può essere altro: un provvedimento attraverso Silvio Berlusconi 1(frm italian prime)il quale mettere al riparo un’intera categoria - i “loschi individui” - dalle orecchie indiscrete di un grande fratello che molte volte si è rivelato cruciale nell’individuare e nel sanzionare i responsabili degli illeciti commessi. Sono gli stessi inquirenti a ripeterlo, sin dalle prime ore dopo che lo Splendido, di fronte ai Giovani Industriali raccolti in meeting, ha martellato i 5, 5, 5, anni di permanenza nelle patrie galere per chi ordina, esegue materialmente, diffonde o pubblica intercettazioni non autorizzate nel nuovo Stato Italiano, che le intercettazioni hanno assunto un carattere cruciale nei procedimenti. 5 anni per un giudice che autorizzi un’intercettazione nei confronti di un evasore fiscale, 5 anni per un militare che porga l’orecchio alle telefonate di un sequestratore, 5 (motivati) anni a chi passi i testi delle conversazioni tra due corrotti amministratori pubblici alla stampa, 5 (motivati) anni al giornalista che pubblichi lo scambio di battute tra un politico che fa pressioni per vedere avanzare in un’azienda pubblica un suo pupillo, pesanti pene pecuniarie per il direttore che decida di pubblicare l’articolo del giornalista. (Creative Commons License photo credit: vas vas)

Non resta che sedersi ed aspettare: per manifestare il proprio sdegno c’è sempre tempo.

Aggiornata la pagina delle photos, con gli ultimi scatti (pubblicabili, per gli altri contattatemi in privato, miei lussuriosi lettori) durante la puntata odierna di Trl on Tour in diretta da Piazza Erbe a Mantova. Dari, le Vibrazioni, Carlo Pastore ed Elena Santarelli. Elena Santarelli.

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CapodannoZero

Si è appena conclusa la puntata di questa settimana di AnnoZero, e scoprendo che fino a metà luglio non se ne sentirà parlare qualche considerazione personale è d’obbligo.

Regia RaiNews24Quella appena conclusa è stata una stagione appassionante, che conferma l’equzione secondo la quale non passa anno televisivo che Santoro non incappi in querelle interminabili sulla libertà di informazione. Affiancato da Report, soprattutto sulla guida tv, mi lascia pensare che non sia tutto nauseabondo quello che passa sulle reti pubbliche italiane. Ma considerandoli proprio in quest’ottica non si può fare a meno di notare quale alto livello giornalistico raggiunga la trasmissione di Gabanelli, mentre quanto sia spicciolo l’opinionismo di Santoro. (Creative Commons License photo credit: D@di)

Certo, quello appena conluso è stato anche l’anno - televisivo - del comico genovese Beppe Grillo. Che a Santoro è legato a doppio filo dall’amico Marco Travaglio.

Santoro s’è ritrovato così nel cast uno dei più chiaccherati giornalisIn diretta!ti televisivi e cartacei del momento, questo è senza dubbio; sulla figura di Travaglio quel vecchio volpone di Santoro ha intessuto gran parte della sua trasmissione, che vi ricordo terminava con il patetico siparietto delle vignette di Vauro. Ma torniamo per un attimo a Travaglio: avere tra le fila un opinionista che professa di fare del giornalismo investigativo alla vecchia maniera in questi tempi rende moltissimo. Averlo anche in diretta streaming per noiosissimi ed interminabili appuntamenti live sul sito di uno dei più grandi arringatori di folle italiote non può che assicurare un discreto innalzamento nello share del proprio show. Show da leggere tutto nella scenografia: pubblico sempre in penombra, ospiti sempre in penombra, collaboratori sempre in penombra, maestro di scena al centro dello studio sotto i riflettori migliori. Il comico ha guadagnato un paladino dell’informazione libera, l’anchorman un collaboratore con un seguito invidiabile di lettori.(Creative Commons License photo credit: Lessio)

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E’ scomparso Bo Diddley, padre del rock

E’ scomparso, all’età di 79 anni, Bo Diddley, considerato da più voci il padre del rock’n'roll.

Capisci che i tuoi gusti musicali sono anacronistici quando tutti i tuoi artisti preferiti, uno dopo l’altro, scompaiono e nessuno sembra attribuirvi troppa importanza.Diddley

David Zard, come ricorda il preciso - per una volta - Tgcom, volle lui come molti altri in Italia solamente 20 anni fa: tornato nel 2005 al Roma Blue festival, nel nostro Paese tutti (i pochi) se lo ricordano a fianco dei nomi di James Brown, Ray Charles e Little Richard.

Era nato in un paesino come tanti altri, nel Mississipi, a McComb, il 30 dicembre 1928. “The Origin of rock and roll”: tanto era considerato importante che si era meritato l’appellativo, in vita, di “padre del r’n'r”.

“Bo Diddley beat”: il beat che ha rivoluzionato la musica e che gli starà sempre incollato; i suoi brani sono diventati classici della musica moderna: “I’m the Man”, “Who do you love”, “Diddey wah Diddey”, “Bring it to Jerome”, tutti suonati con le sue chitarre fatte in casa, rettangolari, e ricoperte di pelliccia: un modo per ricordarsi la propria provenienza, e per entrare efficacemente nell’immaginario collettivo. (Creative Commons License photo credit: Confetta)

“Bo Diddley ha messo il rock dentro il rock’n'roll”. Se lo diceva da solo.

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