Boris Godunov - La Fura dels Baus
Un oratore si staglia sul fondale bianco e nero, un terrorista impugna un fucile mitragliatore e intima il silenzio: sono i primi attimi del “Boris Godunov”, lo spettacolo che i catalani de La Fura dels Baus, nomi di punta dell’edizione 2008 dell’Arlecchino d’Oro, hanno portato in scena domenica e ieri all’Ariston; un attacco terroristico ad un teatro è il pretesto per scuotere il numeroso pubblico dal torpore che ricopre l’uomo moderno e motivarlo ad una sincera riflessione.
La Fura dels Baus è salita sul palco dell’Ariston rievocando i tre giorni dell’attacco terroristico al teatro Dubrovka di Mosca ma senza alcun proposito di fedeltà: la Mosca del 2002 è solo uno spunto, come spunto è lo spettacolo interrotto dai sequestratori, il “Boris Godunov”, per mostrare quanto realtà e finzione siano tutto sommato vicine, separate soltanto dai gradini che portano al palco e dai riflettori puntati ora verso il fondale, ora verso la platea; abituati a spazi ben diversi, gli attori hanno saputo ben adattare al teatro mantovano l’opera scritta dal gruppo di teatro urbano.
Se sono molti i punti di contatto con la tragedia reale, è solo uno lo scopo finale: conferire nuovamente al palcoscenico la funzione catartica di cui ormai si sta perdendo memoria, scrollare l’apatia di dosso dal pubblico per quei terroristi pronti ad entrare dal fondo della sala.
La consapevolezza che qualcosa debba accadere prende corpo sin dalle prime battute dello spettacolo, quando la scena si apre su di una rappresentazione già iniziata: gli applausi che interrompono più volte l’orazione del protagonista Godunov sembrano precludere ogni volta l’inevitabile, che fa finalmente la sua comparsa con una dozzina di terroristi armati di fucili e con il viso coperto.
La Fura, come ci ha abituati, gioca con i linguaggi e i personaggi. Gioca con il teatro che diventa morbosamente televisione, radio e circuito di videosorveglianza, gioca con il pubblico, che rimbalza continuamente tra i ruoli di protagonista e di spettatore: una Cecenia in cui si parla spagnolo è una potente allegoria per una realtà senza precise coordinate, tanto indefinita da poter essere quella in via Principe Amedeo.da La Voce di Mantova, martedì 24 giugno 2008
Non stiamo qui a indagare sul perchè io la pubblichi, voi leggetela e fatene tesoro.
La Fura dels Baus è salita sul palco dell’Ariston rievocando i tre giorni dell’attacco terroristico al teatro Dubrovka di Mosca ma senza alcun proposito di fedeltà: la Mosca del 2002 è solo uno spunto, come spunto è lo spettacolo interrotto dai sequestratori, il “Boris Godunov”, per mostrare quanto realtà e finzione siano tutto sommato vicine, separate soltanto dai gradini che portano al palco e dai riflettori puntati ora verso il fondale, ora verso la platea; abituati a spazi ben diversi, gli attori hanno saputo ben adattare al teatro mantovano l’opera scritta dal gruppo di teatro urbano.
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