Appunti: Boris Godunov - La Fura dels Baus
La Fura del Baus gioca con i linguaggi e gli spettatori, divertendosi a modellare la realtà secondo i modi e i tempi scenici. Gioca con i media, piegandoli al suo volere: durante lo spettacolo vengono utilizzati a più riprese radio, televisioni, cinema e telecamere di videosorveglianza, tanto per rendere verosimile la rappresentazione
quanto per riprodurre l’interesse morboso della società per l’immagine riprodotta. Gioca con il pubblico, che rimane indeciso se divenire ostaggio dei terroristi o spettatore di una rappresentazione particolarmente reale: solo quando i terroristi sceglieranno un ostaggio da sacrificare, soltanto allora, le parti saranno chiare. Niente spettatori, solo co-protagonisti. Gioca con la realtà: è il dramma della violenza ad entrare nel mondo del teatro, o è il perverso palco dell’Ariston ad inglobare, quasi a divorarlo in un sol boccone, l’animo dell’uomo quotidiano? La compagnia catalana non a caso si limita a proporre lo straordinario lavoro, senza tradurlo, in lingua spagnola: la rievocazione di un attacco terroristico nella fredda Russia diventa meno riconoscibile se parlata in spagnolo e schiacciata dal caldo di una serata mantovana; le scene in esterna, girate nei giorni precedenti alla rappresentazione, concludono il lavoro: i terroristi sono fuori dal teatro, e dentro, i bossoli che lasciano cadere sono veri, si alzano dalla platea e minacciano con armi da fuoco il proprio vicino di poltrona mentre vivono il loro intimo dramma come fanno gli ostaggi a cui, come gli stessi reclusi, non si possono opporre. Sono spettatori che si calano il passamontagna in testa prima di recitare il loro atto finale, sono spettatori presi dalle file e mandati in pasto alla polizia all’esterno che su di loro aprirà certamente il fuoco per quel berretto calato contro la loro volontà a coprire il viso.
Quando tutti i terroristi corrono all’esterno per rispondere all’attacco della polizia, solamente in quel momento gli ostaggi cominciano timidi a guardarsi intorno, veramente disorientati: la scena sta continuando fuori dal teatro, nelle strade, nella vita reale; il biglietto staccato un’ora prima, ora che sul palco non rimane più nessuno, non è altro che carta straccia.
Appunti per la recensione di Boris Godunov, di La Fura dels Baus
Come vi avevo promesso ecco il testo raffazzonato dagli appunti rimasti dopo la stesura ufficiale della recensione sul teatro urbano presentato quest’anno dai catalani della Fura dels Baus all’Arlecchino d’Oro 2008. Sottolineo la didascalia “appunti”: non cercatevi nè una critica esaustiva allo spettacolo, nè un resoconto dello stesso.
More to come.
quanto per riprodurre l’interesse morboso della società per l’immagine riprodotta. Gioca con il pubblico, che rimane indeciso se divenire ostaggio dei terroristi o spettatore di una rappresentazione particolarmente reale: solo quando i terroristi sceglieranno un ostaggio da sacrificare, soltanto allora, le parti saranno chiare. Niente spettatori, solo co-protagonisti. Gioca con la realtà: è il dramma della violenza ad entrare nel mondo del teatro, o è il perverso palco dell’Ariston ad inglobare, quasi a divorarlo in un sol boccone, l’animo dell’uomo quotidiano? La compagnia catalana non a caso si limita a proporre lo straordinario lavoro, senza tradurlo, in lingua spagnola: la rievocazione di un attacco terroristico nella fredda Russia diventa meno riconoscibile se parlata in spagnolo e schiacciata dal caldo di una serata mantovana; le scene in esterna, girate nei giorni precedenti alla rappresentazione, concludono il lavoro: i terroristi sono fuori dal teatro, e dentro, i bossoli che lasciano cadere sono veri, si alzano dalla platea e minacciano con armi da fuoco il proprio vicino di poltrona mentre vivono il loro intimo dramma come fanno gli ostaggi a cui, come gli stessi reclusi, non si possono opporre. Sono spettatori che si calano il passamontagna in testa prima di recitare il loro atto finale, sono spettatori presi dalle file e mandati in pasto alla polizia all’esterno che su di loro aprirà certamente il fuoco per quel berretto calato contro la loro volontà a coprire il viso.
dai, posso dire che leggere questi “appunti” è stato veramente interessante. direi che i miei complimenti te li posso fare e, avendo studiato questi personaggi, posso concordare con tutto ciò che di de-stabilizzante producono sugli spettatori…
speriamo che sia un modo per svecchiare il teatro di questi tempi, dove ormai vedo ben poca professionalità, se non solo in certi casi esemplari ed in certe compagnie…
tornasse un carmelo bene!!!!
notte notte,
J.
Julia, ti stai affermando come lettrice affezionata!
Io credo che di professionalità ce ne sia, in giro: purtroppo chi organizza gli eventi molte volte traccia la semplice equazione professionista=vecchio, e crede di fare bene promuovendo compagnie in grado, tutt’al più, di abbozzare un lavoro ma “nuove”. Quelli della Fura mostrano quanto un esperto navigato del settore possa fondare il suo successo sulla sperimentazione user-friendly, che piace al pubblico ma anche ai critici.
sono una lettrice affezionata di siti interessanti come il tuo, sarà l’università patavina in grado di forgiare dei giovani intelletti così bravi?! cmq dopo un tot di commenti voglio la medaglia… :-))
Chissà se un giorno vedrai anche gli spettacoli della compagnia per cui lavoro e ne farai un articolo?!
J.
Oh, nella colonna qua a lato sei già in testa alla classifica mensile, se Ken Adams non si dà una mossa gli soffierari il premio del mese..
Chissà!: passa in territorio mantovano e sarò ben felice di scrivere un paio di parole per la tua compagnia!
ehi, voglio anch’io una menzione! in fondo sono sul fottuto podio dei fottuti commentatori. Senza calcolare la qualità delle idee vergate. Fottutamente.
E io che ho sprecato commenti in quanto “Kenny” e “Keniota”… che stolto!
Il mese ormai volge al termine: chi sarà incoronato top yakker di giugno ‘08? Ricchi premi in palio, siori e siore!