Nel frattempo
In un sonnacchioso pomeriggio di fine luglio, insolitamente ma prevedibilmente sgombro di lavoro, trovo finalmente il tempo di aggiornarvi con due righe su questo mio blogghino.
E’ finito il MantovaLive Estate 2008, grazie al Cielo. Certo, ci sono state le serate di Lukather e quelle dei New Trolls - dei quali, difficilmente ve ne sarete accorti, ho pubblicato qualche fotazza sull’apposita pagina, che ora ho aperto ai commenti - ma tra un Pino Daniele, qualche Duran Duran e comici di Zelig come se piovesse c’è stata più di un’occasione per far piombare, nel silenzio dell’esedra di Palazzo Te, un bello e rumoroso sbadiglio piazzato ad hoc, con la maestria di disturbatore di eventi pubblici che mi è valsa applausi sotto i palchi di molti schou della penisola e non solo.
Deep Purple: ricordate Ciccio, il roadie che controllava gli strumenti e le luci prima del concerto dei Viola? Bene, è tornato in Italia, e io con lui: ho avuto nuovamente modo di incontrarlo, questa volta in territorio veronese, e di ammirarlo in tutta la sua corpulente e abbondante bellezza farsi beffe del pubblico e svettare solo, come un titano alle prese con divinità a lui chiaramente inferiori, sul palco del Castello di Villafranca. E sono emozioni, queste.
I Deep stanno decandendo molto, molto velocemente. E’ questo il triste bilancio del mio loro secondo concerto (uh, adoro le accozzaglie di vocaboli): da novembre ad oggi sono passati secoli per loro, e se ne ha esperienza con la voce sempre più flebile di Gillian e nelle note impastate alla chitarra di Morse, che ad un certo punto, non ve lo nascondo, mi ha fatto pensare al Benson sul palco del Qube preso di mira dai fan che, a suo tempo, gli lanciarono una misteriosa sostanza urticante costringendolo ad un ricovero in ospedale. Andateli a vedere fino a che sono in giro, è il mio consiglio.
Non resta che aspettare il Festivaletteratura.


conferenza di Bandung del 1955, e che da quel giorno non ha smesso di viaggiare, reallizando reportage più o meno da ogni terra emersa di questo nostro triste mondo malato. Un reporter che con l’innocenza di un fanciullo ma la forza di un arringatore afferma che nel giornalismo realtà e ideale sono divisi da un sottile gioco di bastone e carota tra scrittori e danarosi potentati, che il giornalismo cattivo è quello delle pillole contro le malattie tropicali, che l’Africa non è quella realtà triste e desolata che molte persone vorrebbero farci credere.
Che è bello difficile, anche perchè io, ad Halo, non ci ho mai giocato.
Adesso che ci penso, però, il mostro assomigliava più al main charachter di
Ma la cosa strana, veramente strana, è che lo salutavo con un “Ai ai cap’tain”, che lo sappiamo tutti che il colonnello Hannibal è giusto un colonnello, soprattutto dei marines, non un capitano, per giunta ottocentesco.